[0:00]Ciao ragazzi, concludiamo la trattazione del romanzo Il fu Mattia Pascal di Pirandello, con questa lettura, tratta appunto proprio dalla pagina conclusiva del romanzo. Eh appunto Mattia Pascal termina di scrivere la sua storia e ve l'avevo già accennato anche nella lezione di venerdì, con l'amico, con questo don amico, Don Eligio, cerca di individuare il frutto che si può ricavare dalla sua vicenda, se ci sia una sorta di morale.
[0:33]E vediamo un po' che cosa eh, quali sono i temi chiave di questa lettura, quindi vi ho proposto diverse letture, una l'abbiamo fatta venerdì e l'altra invece è questa.
[0:47]Allora, eh i temi chiave che potete individuare qui, siamo a pagina 792 del vostro libro di testo, sono la mancanza di soluzioni positive e la caratteristica dell'eroe che è imperfetto e provvisorio.
[1:02]Adesso andiamo a vedere che cosa significa e ad analizzare il testo, lo leggiamo insieme e poi vediamo mano a mano di capire di che cosa si tratta.
[1:13]Non saprei proprio dire chi io mi sia, già dal titolo potete intuire parecchie cosettine.
[1:19]Io ora vivo in pace insieme con la mia vecchia zia Scolastica, che mi ha voluto offrire ricetto in casa sua.
[1:27]Quindi che mi ha voluto offrire riparo, la zia.
[1:30]La mia bisca avventura m'ha rialzato d'un tratto nella stima di lei.
[1:34]Dormo nello stesso letto in cui morì la povera mamma mia e passo gran parte del giorno qua, in biblioteca, in compagnia di Don Eligio, che è ancora ben lontano dal dare assetto e ordine ai vecchi libri polverosi.
[1:47]Vi ricordate, sicuramente molti di voi si ricordano la professione di Mattia Pascal, prima della trasformazione in Adriano Mais, faceva il bibliotecario, no?
[2:00]Era frustrato dal suo lavoro, eccetera, siamo alla conclusione del romanzo, quindi lui torna a vestire i panni di Mattia Pascal, anche se poi ha scoperto di non potercirientrare, insomma, però riprende a lavorare.
[2:17]Ho messo circa sei mesi a scrivere questa mia strana storia, aiutato da lui, cioè quindi da questo amico Don Eligio.
[2:24]Di quanto è e abbiamo detto che si configura come un memoriale, non un romanzo, è la storia che lui scrive di se stesso, dice ho messo circa sei mesi a scrivere questa mia strana storia, aiutato da lui.
[2:37]Di quanto è scritto qui gli serberà il segreto, come se l'avesse saputo sotto il sigillo della confessione.
[2:46]Abbiamo discusso a lungo insieme sui i casi miei e spesso io gli ho dichiarato di non saper vedere che frutto se ne possa cavare, cioè dice eh Don Eligio ha condiviso con me il segreto della mia storia che io ho messo sei mesi a scrivere.
[3:00]E ha, mi ha assicurato che non racconterà a nessuno di tutto ciò e soprattutto, cioè, insomma, io gli ho detto che non so quale sia, appunto, la morale di tutto ciò, cioè c'è una morale, cioè qual è un po' il punto a cui io sono arrivato?
[3:21]Ho capito qualcosa da questa vicenda, ho imparato qualcosa, cioè dice spesso, dice Mattia, io ho dichiarato a Don Eligio di non saper vedere che frutto se ne possa cavare, cioè lui non lo sa qual è l'insegnamento che si può trarre da questa vicenda.
[3:40]Adesso vediamo, parla Don Eligio.Intanto questo, egli mi dice che fuori della legge e fuori di quelle particolarità, lieti o tristi che siano, per cui noi siamo noi, caro signor Pascal, non è possibile vivere.
[3:54]Ma io gli faccio osservare che non sono affatto rientrato né nella legge, né nelle mie particolarità.
[4:02]Mia moglie è moglie di Pomino, e io non saprei proprio dire chi io mi sia.
[4:06]Ecco, questa è la parte più, guardate, ve la sottolineo con un altro colore, perché queste righe qui sono la parte più importante di tutto, di tutta la la brevissima e l'estratto del racconto.
[4:20]Questa parte qui dalla riga 10, alla riga 13, perché?Perché?Andiamo a vedere.
[4:27]Allora, Don Eligio, sostanzialmente, dice eh noi non possiamo vivere, cioè dice non è possibile vivere fuori eh dice fuori della legge e fuori di quelle particolarità.
[4:44]Per cui noi siamo, non è possibile vivere, che cosa significa questa frase?
[4:50]Cioè, caro signor Pascal, cioè, noi in realtà non dobbiamo cercare di essere diversi da quello che siamo, perché cioè non è possibile vivere al di fuori della legge e delle particolarità che ci caratterizzano.
[5:08]Però noi abbiamo detto, quando abbiamo studiato Pirandello, che in realtà non esiste una legge o una particolarità che ci caratterizzi, perché noi tutti siamo uno stato, un flusso e non possiamo fissarci in alcune forme.
[5:22]Per cui, quindi, lui dice Eh, però bisogna accettare quello che noi siamo.
[5:26]In realtà, però noi abbiamo spiegato che dietro la maschera non c'è un fluire indistinto, infinito di di forme, non ce n'è una.
[5:37]Eh, però, cioè, anche se Mattia Pascal non è, non ha capito bene quello che è successo, però gli rimane un dubbio, perché dice Però io gli faccio osservare a Don Eligio che non sono affatto rientrato né nella legge, né nelle mie particolarità.
[5:51]Cioè, dice Io ho provato a rientrare nei panni di Mattia Pascal, dopo aver capito di aver sbagliato a scegliere un'identità fittizia, ma sono riuscito a rientrare nei panni di Mattia Pascal?No.
[6:03]Perché mia moglie adesso è sposata con un altro e io, ecco questa è la frase chiave, non saprei proprio dire chi io mi sia.
[6:10]Cioè, adesso non so proprio dire, no?Non sono più Adriano Mais, ma non sono neanche più Mattia Pascal, in effetti.
[6:18]E poi va avanti e dice Nel cimitero di Miragno, sulla fossa di quel povero ignoto che s'uccise alla Stia, c'è ancora la lapide dettata da Lodoletta.
[6:38]Colpito da avversi fatti Mattia Pascal bibliotecario cuor generoso anima aperta qui volontario riposa la pietà dei concittadini.
[6:50]Questa lapide pose. Io vi ho portato la corona di fiori promessa e ogni tanto mi reco a vedermi morto e sepolto là.
[6:55]Qualche curioso mi segue da lontano, poi, al ritorno, s'accompagna con me, sorride e considerando la mia condizione mi domanda Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?
[7:07]Mi stringo nelle spalle, so chiudo gli occhi e gli rispondo
[7:13]Eh, caro mio, io sono il fu Mattia Pascal.
[7:18]Eh, quindi lui ogni tanto va a vedere la sua lapide, no?Perché l'avevano creduto morto.
[7:23]La guarda ogni tanto va a vedersi sepolto là, perché ormai abbiamo detto che la sua l'identità è sepolta con lui.
[7:34]Qualche curioso lo segue da lontano, gli chiedono chi lui sia.
[7:39]Si può sapere chi siete?E lui risponde Io sono il fu Mattia Pascal.
[7:46]Allora, è significativa la risposta che dà Mattia Pascal, qui adesso andiamo a vedere l'analisi del testo.
[7:54]Questa è la lapide di Miragno, il cimitero di Miragno di Pascal che lui ogni tanto va a vedere così
[8:03]Ecco, andiamo a leggere insieme la l'interpretazione del testo.
[8:08]Cioè, ecco, questo è un po' lo snodo, eh?È un po' il senso, cioè Mattia Pascal non capisce il senso della sua vicenda, lui non ha capito, no?
[8:16]Cioè, da un lato abbiamo l'interpretazione banale di Don Eligio, cioè che dice eh, al di fuori del forme, per cui noi ci siamo fissati di di esistere non possiamo vivere.
[8:27]Poi ci sarà, vedremo, la la necessità di di rinunciare all'identità e dopo quella parte del di uno, nessuno e centomila, la vedremo quando facciamo uno, nessuno e centomila, cioè la prossima volta, cioè mercoledì.
[8:42]Iniziamo a leggere la parte che ci serve. Dalla vicenda di Mattia, il prete propone l'interpretazione più ovvia, ispirata al piatto senso comune, cioè fuori della legge, fuori di quelle particolarità, lietti o tristi che siano, per cui noi noi siamo noi, caro signor Pascal, non è possibile vivere.
[9:05]Quindi questa è la l'idea che ha Don Eligio, cioè un'un'idea ovvia, ispirata al piatto senso comune, mh?
[9:14]L'abbiamo già spiegata prima.
[9:18]Per il buon uomo di chiesa, ecco, qua poi ve la spiega, c'è anche scritto. Per il buon uomo di chiesa, il frutto, l'insegnamento da trarre dalla vicenda dell'amico, sarebbe dunque l'impossibilità di rinunciare alla nostra identità socialmente determinata.
[9:39]E dietro a questa posizione si scorge una robusta fiducia nella saldezza sostanziale dell'io.
[9:44]È certo, cioè, lui non sa che in realtà, cioè la disgregazione dell'io, Don Eligio non lo sa, ha una fiducia nella saldezza dell'io, mh?
[9:55]Taluni hanno ritenuto che questo fosse veramente il senso del romanzo, non tenendo conto né del mediocre perbenismo della morale, che non poteva certo essere quella di uno scrittore corrosivo e intellettualmente eversivo come Pirandello, che della solidità dell'io non credeva per nulla, né dell'obiezione successiva di Mattia Pascal.
[10:14]Ma io gli faccio osservare che non sono affatto rientrato né nella legge, né nelle mie particolarità.
[10:21]Mia moglie è moglie di Pomino, e io non saprei proprio dire chi io mi sia.
[10:25]Cioè, dice, praticamente il critico che ha scritto questa analisi del testo, dice che per molto tempo si è pensato, cioè molti hanno pensato che il senso del romanzo fosse, no?
[10:35]Nelle parole di Don Eligio, non tenendo conto, invece, della risposta poi che dava Mattia Pascal.
[10:43]Andiamo a vedere qual è il senso. Il senso semmai, lo sappiamo, sarà l'opposto, non la necessità di aderire all'identità individuale, ma la necessità di rinunciarvi, di dissolverla nel divenire della vita universale, eterna, come suggeriva chiaramente la lanternossofia.
[11:06]Ecco, qua il vitalismo, eterna, come suggeriva chiaramente già chiaramente la lanternossofia.
[11:13]Vabbè, noi diciamo semplicemente che il senso di questo della chiusura del dialogo tra Don Eligio e Mattia Pascal sta nel fatto che, cioè, la la morale, chiamiamola così, il senso è questo.
[11:27]Sottolineo anche di azzurro eh la necessità di rinunciare, no?All'identità individuale.
[11:36]Di dissolverla nella realtà che è, che non è un tipo predeterminato, fisso, sociale, ma un un divenire, no?
[11:47]che nel della vita universale, eterna, secondo il concetto di vitalismo.
[12:15]Ma si limita a prendere atto della perdita della propria individualità. Però questa questa roba qui, cioè il senso, non non arriva a capirlo Mattia, l'abbiamo già detto.
[12:01]Questo senso Mattia non arriva neppure ora a capirlo, cioè neppure adesso che eh voleva tornare ad essere Mattia Pascal e non è riuscito a ritornare ad essere Mattia Pascal.
[12:35]Cioè non è arrivato a capire questo, che bisogna rinunciare all'identità individuale, no?
[13:31]Per dissolverla nel fluire e fondendosi in ogni istante con le cose mutevoli, senza più rapprendersi in alcuna forma.
[13:40]Quindi il significato di tutta questa spiegazione è che nel finale del romanzo, Mattia Pascal prende atto di non sapere chi, chi sia, no?
[13:47]Però non arriva a capire il senso della sua vicenda, ovvero la necessità di rinunciare all'identità individuale e di dissolverla, perché abbiamo parlato della disgregazione dell'io nella concezione di Pirandello, nel fluire del vitalismo.
[14:02]Ottimo. Ecco, quindi adesso qui spiega due cose importantissime.
[14:09]Uno il qua è una è un riassunto di quello che abbiamo già detto prima e qui invece spiega il senso della vicenda per l'autore, ma lo facciamo brevemente.
[14:16]Allora, innanzitutto qui ripete quello che abbiamo già detto prima.
[14:24]Mattia Pascal non arriva a capire che l'identità non esiste, cioè è solo una costruzione illusoria, un inganno.
[14:33]Non riesce ad arrivare il protagonista di questo romanzo, non riesce ad arrivare alla condizione di filosofo, di forestiere della vita che ha una visione superiore del mondo, mh?
[14:46]Non non ci arriva Mattia Pascal, cioè, sa solo che lui non è più, no?
[14:51]Cioè, sa che ha perso l'identità, ma non ciò che potrebbe essere.
[14:56]Quindi, si ferma a distruggere l'illusione sull'identità individuale, però, come abbiamo spiegato prima, questa è solo una prima tappa del processo.
[15:08]Ok?Il momento veramente decisivo, veramente costruttivo sarà solo dall'ultimo romanzo Pirandelliano.
[15:34]E adesso vediamo un pochino qui che cosa dice nel il senso della vicenda per l'autore, perché è chiaro, penso che sia chiaro per tutti, Mattia Pascal non arriva a questa consapevolezza, però il lo scrittore ce l'ha, no?
[15:47]Cioè, è chiaro che il Pirandello sappia il senso della di quello che ha scritto.
[15:57]Adesso vediamo un attimino di di leggere insieme, perché c'è un rapporto con il nome, cioè il questo questo fu davanti a Mattia Pascal, che con cui si definisce Mattia alla fine del del romanzo che abbiamo letto prima.
[16:12]Cioè, è significativo questo, perché Mattia capisce di aver perso l'identità, ma non è capace ancora di prospettare soluzioni alternative, che vadano al di là dei suoi limiti.
[16:26]Cioè, non riesce a rinunciare all'idea di un'identità, cosa che invece saprà fare il Moscarda, cioè il protagonista di uno, nessuno e centomila.
[16:38]Ecco, quindi e poi qui quello che vi dicevo prima, cioè se il protagonista non sa che frutto si possa trarre dalla sua vicenda, l'autore invece non condivide questa cecità.
[16:47]Un senso per lui c'è, quindi Pirandello rinuncia ad attribuire a Mattia Pascal uno statuto definitivo di eroe filosofo, che ha toccato il vertice della consapevolezza, e si limita per ora ad un eroe provvisorio, interlocutorio, in preparazione a sviluppi futuri, cioè Mattia Pascal non è un eroe consapevole che ha assunto il ruolo di filosofo.
[17:05]E si limita per ora ad un eroe provvisorio, interlocutorio, in preparazione a sviluppi futuri, cioè all'eroe Moscarda dell'ultimo romanzo.
[17:14]Il protagonista di un semplice processo di negazione delle illusioni e delle costruzioni fittizie del vivere sociale, eh, quindi cioè viene descritto nella vostra analisi del testo, Mattia Pascal, come un eroe provvisorio, per questi motivi.
[17:28]Ma io credo che sia abbastanza, abbastanza semplice questa interpretazione del testo, però mercoledì, comunque, vi chiedo se avete compreso tutto di questa lezioncina, di quest'ultima lettura che abbiamo fatto insieme.
[17:40]Un abbraccio a tutti e e niente, buona, buona giornata.



