[0:05]Allora, il breve intervento che che vi che sono qui a presentare è, per certi versi, abbastanza trasversale. Quindi, toccherà un po', sicuramente invaderà qualche campo, sperando di non ritrovarmi con qualche seggiola in testa, però perché trasversale e anche multidimensionale sono un po' le destinazioni d'uso della descrizione archivistica. Ora, come già alcuni relatori hanno hanno puntualizzato e come sicuramente anche domani altri relatori torneranno appunto su questi su questi argomenti, tutte quelle riflessioni disciplinari delle quali abbiamo ascoltato oggi e delle delle interessanti delle dell'interessantissimi compendi. Partono sempre dalla, diciamo, quel quel momento di riflessione tra quel rapporto tra le tecnologie dell'informazione, la standardizzazione, quello che è successo negli anni '80, quello che è successo negli anni '90. Senza dimenticare, comunque non sono pochi gli strumenti che l'ICA ha licenziato in in questi anni, non ultimo appunto il lavoro fatto dal dall'Egad che, insomma, troverà poi una sua conclusione speriamo presto. Ora, senza alcuna pretesa di esaustività, ma soprattutto nella consapevolezza dell'approccio sicuramente un po' randomico di queste di queste riflessioni. Descrizione archivistica, ordinamento, produzione degli strumenti di ricerca, hanno subito un lungo percorso di normalizzazione, come come come abbiamo già sentito, normalizzazione di contenuto, di contesto, di rappresentazione, che riuscissero in qualche modo ad arginare l'arginabile, cioè la complessità appunto dei fondi dei fondi archivistici del nel appunto dell'incasellamento, appunto, della descrizione all'interno di griglie definite. Però lo sforzo della comunità scientifica, sia di ieri che di oggi, che sicuramente è tangibile, come abbiamo di nuovo ripetuto, non è nulla di nuovo. Perché se leggiamo con un po' di pazienza e attenzione quello che quelli che sono che furono i tormenti che attanagliarono il comitato editoriale della Guida Generale degli Archivi di Stato, risulta abbastanza chiaro che anche se i momenti storici e con anche dei degli strumenti molto diversi da quelli che abbiamo, i problemi erano un po' simili. E quindi i problemi derivavano appunto dalla descrizione archivistica, elaborata secondo metriche condivise, ma incapaci di restituire appunto quella viscosità dei complessi documentari. Ordinamento che Pavone a un certo punto definisce addirittura metafisico perché in quanto risultato di un compromesso tra quello che è l'archivio è quello che l'archivio dovrebbe essere. Restituzione nel quale Pavone è molto molto più ficcante, diciamo, perché addirittura dice che secondo secondo lui sono veramente pochissimi i ricercatori, ma oggi potremmo dire gli utenti che si sforzano effettivamente di capire l'ordinamento del, diciamo, dell'archivio, ma vanno direttamente a quel documento, però ogni tanto naturalmente non trovano niente. Però, venendo a qualcosa di un pochino più contemporaneo, perché, insomma, tornare sulla sulla sulla guida ancora, ehm, perché ho trovato innanzitutto per condividervi i miei tormenti da tre anni a questa parte, perché avendo riordinato e descritto l'archivio di di Pavone, ho qualsiasi cosa insomma, anche anche di contemporaneo, mi vengono sempre in mente qualche sua citazione, perché appunto, sono tre anni che leggo praticamente solo queste. Però al di là di questo ho trovato interessante questa sua riflessione in un articolo che è intitolato "Non siamo negromanti", dove appunto, parlando della del del dell'importanza della guida come primo strumento di standardizzazione, dice: "Si tratta, innanzitutto, di normalizzare quel tanto che si sa e di trovare degli strumenti per poter meglio utilizzare le notizie e le informazioni e per accrescerle". E secondo me, proprio in questo accrescerle che si basano le riflessioni che che che stiamo in facendo oggi. Perché nonostante le la, diciamo, l'evoluzione delle tecnologie applicate agli archivi, siamo ancora veramente molto molto lontani da qualcosa di veramente concreto, da qualcosa di veramente diverso. Perché alla fine si torna sempre a reingegnerizzare la descrizione, al massimo si arriva ad adattare un database a un XML con un modello EAD. Cioè, siamo un po' distanti da quello che teoricamente dovrebbe portarci verso a qualcosa di diverso che non si distacca, naturalmente, da quello che abbiamo visto oggi. Perché dico questo? Perché RIC e il relativo modello ontologico prospetta un arricchimento delle destinazioni d'uso della descrizione. Perché se è vero che il concetto di parcellizzazione dei dati di descrizione è presente anche nei modelli EAC, RIC ci porta in una situazione leggermente differente, che ci piaccia oppure no, c'è verso un'integrazione semantica in un'ottica di metamodellazione. Quindi, molto maccheronicamente, ho riportato, diciamo, questa questa questo modello pensando ad una Y rovesciata, dove abbiamo la descrizione archivistica, l'archivista, la descrizione archivistica, l'elaborazione degli standard, gli strumenti analogici importantissimo momento di riflessione appunto con quello che abbiamo fatto, come abbiamo già sentito, e gli strumenti digitali. Quindi qual è il passaggio? Il passaggio è un po' questo, l'inventario appunto testuale, non il passaggio appunto sempre in un'ottica di integrazione, mai di di di contrapposizione. Passaggio testuale, database modello, questo sempre questo appunto il fondo il fondo Pavone, la marcatura XML, perché è una cosa che che si può fare, anche abbastanza semplice. E poi arriviamo al grafo, che è dove ci dovrebbe portare, appunto, il il il RIC. Cioè, in questo caso ho riportato il progetto PIAF, che sicuramente molti di voi conosceranno, portata avanti da alcuni dagli Archivi Nazionali francesi e da altri e da altre istituzioni, perché è un ottimo esempio per dimostrare che è possibile rappresentare i dati in RDF. E arricchire queste triplette e produrre delle interfacce dinamiche di rappresentazione dei dati che vadano ad esaltare la granularità delle informazioni e poi possiamo discutere su quella che è la leggibilità dell'informazione. Quindi, in questo senso, questa Y rovesciata si arricchisce perché da strumenti digitali potremmo passare a degli strumenti integrati, una volta che si è appunto si è andati a modellare i domini appunto della della conoscenza. Però qual è qual è la la la riflessione che banalmente vi propongo? E che per arrivare a questo il processo è complesso. Serve una grande collaborazione da parte degli enti, l'abbiamo visto che già nella collaborazione per quanto riguarda quella che è la produzione di strumenti, inventari digitali, non è poi così così così scontata. Serve un invito istituzionale, un ombrello perché per arrivare al grafo servono investimenti, serve serve una decisione politica, serve che tutti lo facciano, cioè che tutti quelli che producono dati lo facciano, perché altrimenti i domini della conoscenza non stanno non stanno in piedi. E in più serve una, ovviamente, una formazione necessaria per i professionisti che hanno, ma non tanto per capire come funziona RIC, ma per entrare in una logica diversa di di di di descrizione, che poi ripeto, può essere giusta, può essere sbagliata. Ultima riflessione a mio avviso, professore ha, vuoi dire, una fonte di recupero dei tempi. Esatto, ma infatti, ma perché sono qui a Poco ma sentite però.
[7:54]Ora, un'altra considerazione è questa, che il digitale è un un progetto. E questo noi lo sappiamo. Che cosa vuol dire? Che per per arrivare al grafo serviranno degli investimenti di denaro, degli investimenti di tempo, però degli investimenti anche in termini di conservazione dei sistemi di descrizione, perché sono veramente tanti gli esempi di progetti dove si è investito tanto, però che ad oggi non sono più raggiungibili, mentre invece l'inventario analogico è lì, ora a meno che non abbiamo il 1966, insomma, è è è è è lì, quindi assolutamente condivisibile. Quindi se vogliamo andare verso questa questa direzione, è necessario stabilire fin da ora quali sono gli impegni che l'amministrazione vuole prendere rispetto appunto alla long time preservation. E chiudendo con un qualcosa di concreto, diciamo, dobbiamo capire anche se queste forme di rappresentazione sono rispondono alle esigenze degli utenti.
[9:02]I futuri utenti, quelli che oggi, insomma, i 2000, non scrivono neanche più su Google, non ricercano più, loro parlano con gli strumenti, quindi i nostri futuri utenti, tra 20-30 anni, forse avranno anche una concezione di ricerca completamente diversa da quella che ci immaginiamo oggi. E in nel cappello di Interpares Trust AI con vari, diciamo, investigator, abbiamo proposto su coordinamento del professor Pierluigi Feliciati, un uno studio sugli utenti. E voi direte, l'ennesimo studio sugli utenti, però, in questo caso è fondamentale, perché è fondamentale, non lo studio, ma fondamentale, insomma, riflettici, perché se vogliamo presentare delle linee guida su come utilizzare l'intelligenza artificiale, sia nel processo di elaborazione della documentazione, sia nel processo di ricerca della documentazione, dobbiamo capire, innanzitutto, se gli utenti si fidano dell'intelligenza artificiale, perché non è assolutamente scontato. Se sanno che cos'è l'IA in generale, ma soprattutto loro come come cercano e che cosa si aspettano, no, da questi da da questi strumenti. Ora, ripeto, non dico che questo strumento, che questo studio cambierà le sorti, assolutamente no, però un ringraziamento va anche a tutti gli archivi di stato che hanno collaborato e in futuro speriamo di poter coinvolgere anche istituti internazionali che si sono mostrati interessati. Ma lavoro proprio digitali, però comunque si sono dimostrati molto molto molto interessanti, però per riuscire anche a a capire che tipo di progettazione va fatto del sia del data input, ma anche come, diciamo, del data esci, cioè nel senso di quello appunto che viene che viene che viene restituito. Sappiamo che l'inventario può essere un bellissimo libro, quindi che funziona, che quando la luce non non non non c'è, lo possiamo leggere e ci divertiamo anche molto, però in questi questi sistemi, soprattutto quelli che restituiscono il grafo, sono un pochino sono divertenti, graficamente sono divertenti, però dobbiamo capire se effettivamente vanno sono utili oppure rimangono semplicemente un esercizio, diciamo, dinamico, grafico molto carino che però il sottostrato di modellazione semantica dei dati, quella quella è sempre utile, perché poi alla fine il futuro sarà quello, però la rappresentazione dei dati forse ci dobbiamo ragionare un attimo un pochino di più.
[11:31]Ho fatto.



