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Umberto Saba: un documentario

oedip49

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[0:00]Pupi e Antonio Avati presentano un programma Duea Film, TV2000. La Selva delle Lettere. Viaggio nella letteratura italiana. Testi e regia di Luigi Boneschi. A cura di Maria Zola. In redazione Silvana Monti. Fotografia Willy Tonna. Operatore Massimo Lenzi. Montaggio Fabio Buonocore. Un programma di Pupi Avati. La Selva delle Lettere. Viaggio nella letteratura italiana.

[1:04]C'è a Trieste una via dove mi specchio nei lunghi giorni di chiusa tristezza. Si chiama Via del Lazzaretto Vecchio.

[1:18]Non sono ancora sicuro che effettivamente gli italiani abbiano valutato la grandezza di Saba. Abbiano capito come certi stranieri che è tra i più grandi poeti mondiali del '900.

[1:35]Tra case come ospizi antiche e uguali ha una nota, una sola d'allegrezza, il mare in fondo alle sue laterali. La sua poesia è una poesia che apparentemente cantabile e armoniosa, invece una poesia piena di inquietudine. E di un'inquietudine che è frutta una conoscenza molto maggiore di se stesso. Insomma, bisognerebbe fare i conti di più con se stessi dopo aver letto Saba.

[2:09]La mia città che in ogni parte viva ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita pensosa e schiva.

[2:20]Sembra che sia venuto qua un personaggio dicendogli senti sembra che Mussolini che stava arrivando il te vol vedere. E la risposta che proprio tipica di Saba è stata se il voglio mi son qua.

[2:43]A Trieste, si è sempre lontani da qualcosa, ha detto qualcuno e certi una città dove gli esuli, i senza patria e i diversi, sono stati sempre di casa, accolti, ma con tutta la nostalgia dei loro mondi. E dove anche chi è di casa, può essere esule da qualcosa. Forse per quel trovarsi ai confini e anche oltre, magiche enclave isolate tra spazio e tempo.

[3:12]Davanti a noi Duino con le sue scogliere e il castello di cui parla Rainer Maria Rilke. Alle mie spalle, invece, Trieste e laggiù il mondo slavo. Un mondo che oggi possiamo immaginare così, vedendolo dal nostro osservatorio fantastico. Una lunga striscia di terra sospesa tra due vuoti, quello del mare, quello delle montagne carsiche alle spalle di Trieste, quindi sospesa in un grande vuoto. Ma è importante capire che all'epoca di Saba non era esattamente così. Era un mondo dietro il quale c'era tutto un impero, quindi Trieste era era era lo sbocco sul mare di questo grande impero asburgico. Ed era la città in cui tante nazionalità si sintetizzavano, si componevano, si mescolavano. A rendere il tutto più più interessante, la dimensione ebraica, dalla quale lui proviene. Un mondo così composito che ha trovato in quell'epoca tanti scrittori, tanti poeti, tanti artisti in Saba, un narratore in particolare della triestinità. Una sigla che è interessante affrontare, che è interessante analizzare e quello che cerchiamo di fare oggi.

[4:30]Trieste è una città che ha una lunga storia, naturalmente, ma la città moderna, la città moderna è quella che nasce agli inizi del 700, nel 1719 con la determinazione, con la scelta che viene fatta di Trieste come porto di un interland molto più vasto, che era l'impero austriaco, l'impero asburgico. E naturalmente non possiamo non pensare al fatto che Trieste quando nasce come città moderna, diciamo in qualche modo per decreto, ecco, per scelta, è ancora una cittadina, una località che ha 5.000, 5.600 abitanti e che raggiungerà poi alla vigilia della Prima Guerra Mondiale i 240.000 abitanti.

[5:52]Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore.

[6:07]Qui ci troviamo di fronte a un paesaggio, un paesaggio molto vasto, molto ampio, sotto c'è il mare, ci sono i moli, c'è il porto. C'è un confine in fondo, perché i moli e il porto sono il confine tra la terra e una via che poi porta in altri posti, in altri continenti anche molto lontano. Certamente questo paesaggio seduceva Saba. La cosa importante è che anche quando non cita espressamente il fondale, in realtà la scena è quasi sempre Trieste o anche quando si trova lontano da Trieste, implicitamente Trieste in qualche modo è presente.

[6:54]Ho attraversato tutta la città, poi ho salito un'erta, popolosa in principio, in là deserta, chiusa da un muricciolo, un cantuccio in cui solo siedo e mi pare che dovesse termina, termini la città.

[7:13]Trieste è qualcosa di più vasto, qualcosa di più ampio, diventa nella sua poesia veramente un personaggio. La storia di Trieste è la storia di un personaggio in crescita, come di una figura che in qualche modo occupa il suo orizzonte è sempre in rapporto a particolari stati d'animo, di felicità, di malinconia, di dolore, di ricordo, di memoria, di esultanza in certi momenti, ma anche di cupa tragedia.

[7:47]Trieste è una città anche in cui il cielo cambia in continuazione, in cui l'aria ferma può essere sostituita in poco tempo dalla bora e dal vento e quindi tutto questo rappresenta ancora presentare anche un modo in cui noi viviamo i nostri stati d'animo e le nostre particolari emozioni.

[8:08]Un organismo in crescita, anche con la sofferenza che la crescita implica.

[8:15]Intorno circola ad ogni cosa un'aria strana, un'aria tormentosa, l'aria natia.

[8:25]Quando un poeta è un poeta, riesce a fare delle delle del suo piccolo un mondo. Saba fa di Trieste il mondo intero.

[8:35]Trieste è una già una città con un mare, con con le navi nel porto che aspettano, eccetera, eccetera. È un mondo.

[9:12]Trieste è una città in collina, quindi questi movimenti sono perfettamente ovvi. E il mare, per esempio, c'è una delle ultime raccolte mediterranee dove lui si paragona a Ulisse, evidentemente un Ulisse moderno che non tende a Itaca, ma tende invece a tenere il mare aperto, pur se sempre sullo sfondo le luci del porto. La sfida per conoscere se stesso di è una sfida che svela dolore, non pacifica, non tranquillizza, è una sfida che sanguina. Quante rose per nascondere un abisso, dice in una poesia memorabile, il mare e il vento, il vento che porta su che dà leggerezza che a un certo punto diventa simbolo della figura paterna, una figura leggera, che vola, aerea, contrapposta a quella materna, invece legata alla terra, no? alla pesantezza, al dovere.

[10:13]Non trova il primo mio vagito alcuna grazia, un sorriso della madre mia e deserta di padre era la cuna.

[10:25]E come tutti sanno, Saba è nato da madre ebrea e quindi questa nascita lo ha consegnato immediatamente per diritto dentro una cultura e una tradizione religiosa che è quella ebraica. Ma è nato da un padre cattolico che conobbe soltanto a 20 anni. Il padre aveva sposato la madre, Rachele, perché era in qualche modo attratto dalla sua dote, ma appena sposato, è fuggito e scappato lasciando questa donna incinta.

[11:00]Che sentì la presenza, l'arrivo di questo bambino come un peso e la cosa grave è che non l'ha mai nascosto il figlio. A Trieste, ove son tristezze molte e bellezze di cielo e di contrada, c'è un'erta che si chiama Via del Monte. Siamo in Via del Monte, una delle vie di cui si parla nella famosa poesia intitolata Tre Vie di Saba, una poesia che fa parte di Trieste e una donna che è uno dei capitoli centrali del Canzoniere.

[12:10]Via del Monte, quindi, era tutte queste cose, era un ricordo che riguardava la famiglia e contemporaneamente riguardava anche la seconda madre di Saba, la madre di gioia, la balia a cui sono dedicate varie liriche, si ricordi la casa della mia nutrice. Al seno approdo di colei che Berto ancora mi chiama, al primo all'amoroso seno, ai verdi paradisi dell'infanzia. La madre lavorava e lasciava il figlio da una balia, la cosiddetta Peppa, la famosa Peppa, che lui amava moltissimo, proprio perché la nutrice era una donna allegra, aveva una famiglia, un marito che lo faceva giocare con i merli, con degli animali, anche gli animali torneranno successivamente, molto spesso nella poesia di Saba.

[13:03]Quindi il piccolo, fin dall'inizio, sentiva, avvertiva sulla sua propria pelle la differenza tra le due donne, tra le due madri, avvertiva una specie di gioia nei confronti di chi era di fede, di religione cattolica.

[13:22]La balia lo portava nella chiesa vicino a casa, suscitando le gelosie della madre. Quando scoppiò un'epidemia e Saba dovette essere portato fuori di Trieste, ci fu la separazione dalla balia e questo fu il trauma che segnò per sempre la poesia di Saba, cui attribuì la colpa alla madre che lo ha strappato dalla balia.

[13:47]Insonne mi levo all'alba. Che farà la mia vecchia nutrice? Come vive, se vive? Se il personaggio della nutrice è presente in tutta la poesia di Saba, ricomparirà con maggiore forza ancora dopo la cura psicanalitica, dopo e durante la cura psicanalitica. Questa Peppa che viene rappresentata anche nel piccolo Berto, che è la grande raccolta in cui si parla anche del rapporto tra Saba e la psicanalisi e che poi nella vita, anche dal punto di vista biografico, ridiventa un personaggio consueto nella vita di Saba, che Saba ricomincerà a frequentare andandola a trovare periodicamente, cioè recuperandolo come personaggio anche materiale della propria esistenza.

[14:44]Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via scopro, se mena l'ingombrata spiaggia o alla collina cui sulla sassosa cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa. Questa via può evocare anche un altro dei grandi temi della poesia di Saba, quella dell'erta che si sale per poter raggiungere un punto dove potersi appartare rispetto al resto della vita, una specie di cantuccio.

[15:16]Un luogo dove si può contemporaneamente godere la vista della città popolosa e contemporaneamente anche un luogo dove poter essere da soli, appunto, conservare la propria identità.

[15:30]Che è poi uno dei grandi temi della poesia di Saba, questo della conservazione della propria identità, della necessità, del bisogno di solitudine, ma nello stesso tempo il bisogno di vivere assieme e in mezzo agli altri. È la condizione del poeta, ma direi la condizione dell'uomo. È solo ed è insieme agli altri, vuol stare con gli altri e nello stesso tempo si ritrova col col suo destino, col suo corpo, con con quello che gli capita ogni giorno, con i suoi dolori privati, con la sua paura di morire e nello stesso tempo fa i conti con con il resto del mondo. È impensabile, così immaginare un Saba senza la Lina, la Lina è stata nel bene e nel male la compagna della sua vita fino alla fine. Via del Monte è la via dei santi affetti, ma la via della gioia e dell'amore è sempre Via Domenico Rossetti. Saba aveva un carattere terribile, orrendo, era un uomo veramente difficile. Ecco, ma questa donna, evidentemente ha saputo comprenderlo, ha saputo amarlo a suo modo. Questa verde contrada suburbana che perde di per dì del suo colore, che è sempre più città, meno campagna e dà mai nuovamente. E fu di Lina, dal rosso scialle, il più della mia vita. Immaginiamo di vederci affacciarsi da una finestra di questo stabile, una ragazza che innaffia un vaso di gerani, a volte in uno scialle rosso, perché è l'immagine che ci descrive Umberto Saba. Raccontandoci una ragazza che nella storia della letteratura è conosciuta come Lina, Carolina Wolfler. Colei che poi diventerà la moglie di Saba e per certi versi la moglie del poeta, in senso lato. E cioè, al tempo stesso un personaggio reale, ma anche un personaggio letterario. Che ci viene raccontato però, piuttosto che dalla narrativa, come spesso è accaduto, nell'esperienza poetica. Il che vuol dire che, in fondo, siccome Saba cerca di raccontarci la verità, noi abbiamo attraverso questo personaggio una rivelazione pressoché unica della verità e della realtà quotidiana di un rapporto d'amore. Ogni altro conobbi umano amore, ma per Lina torrei di nuovo un'altra vita. Di nuovo vorrei cominciare. Saba che ne farà poi oggetto di un momento particolare del suo canzoniere, riconosce a questa donna, che poi sarà la sua donna, sarà la compagna della sua vita fino alla fine. Di averlo in qualche modo riconciliato con la vita e per questo confeziona per lei delle metafore bellissime che la avvicinano a tutte le creature femminili del mondo animale. Colei che lo riavvicina all'universo in quanto tale, che consente alla solitudine del poeta di stemperarsi in un desiderato e finalmente raggiunto incontro umano.

[18:43]Nel 1903 Saba giunge a Pisa per affrontare un percorso universitario molto sofferto e incompiuto. Tra l'archeologia, tedesco, latino e crisi nevrotiche paralizzanti. Nel 1905 è a Firenze per frequentare l'ambiente della voce, ma non si inserisce con successo in questa società letteraria prestigiosa.

[19:13]A Giovanni Papini, alla famiglia che fu poi la voce, io appena e mai non piacquii. Ero fra loro di un'altra specie. Firenze, dove si stava realizzando quell'esperienza straordinaria che fu la voce, la voce di Trezzolini prima e di Papini poi, che attrasse quasi tutti gli intellettuali triestini. I Triestini si affacciavano in quel mondo culturale che era per eccellenza il loro mondo culturale di riferimento, dando l'impressione di provinciali che si erano aggiunti all'ultimo momento al tavolo della grande cultura. E ci venivano con degli strumenti molto arretrati, però avendo dentro dei germi di novità che in un primo momento non vennero colti e che rende la loro letteratura, se vogliamo dirlo, nello stesso tempo passatista e rivoluzionaria. D'altronde non dimentichiamo che uno dei dei grandi autori europei che a Trieste ha un eco particolare, tanto che a lui Slata per dedica la prima monografia è Ibsen. E Ibsen in una famosa poesia dice fare letteratura è fare un processo a se stessi. Mentre, invece, la poesia contemporanea, la poesia vociana di quel tempo, era una poesia che tendeva a distruggere assolutamente l'io poetico. Quindi la letteratura come un momento di riflessione su di sé e sul mondo, dove gli elementi formali che in quel momento parlo del primo '900, ma fino agli anni '30 avevano come portabandiera l'estetismo d'Annunziano, vengono messi da parte per cercare invece di fare, appunto, della scrittura, voi prosa, voi poesia, uno scandaglio nella realtà dell'essere.

[21:05]Saba, anche se è nato nella Trieste Astro-ungarica, ha la cittadinanza italiana e di conseguenza nella primavera del 1907, parte per il servizio militare. A Salerno, vive sotto le armi l'ebrezza di una solitudine che nel cameratismo sembra interrompersi per brevi istanti. Tornano anche qui i ricordi della sua infanzia tormentata. Non poteva fare i giochi che gli erano più naturali, per un maschio i giochi di guerra. Ebbene, la madre gli negava la possibilità di fare i giochi di guerra perché gli ricordavano la figura del padre, tutto questo. Naturalmente, venne fuori nella primissima raccolta di Saba, nei versi militari, quando lui finalmente andando a fare il servizio militare a Salerno, ha potuto continuare quel gioco interrotto dell'infanzia, che era appunto il gioco della guerra.

[22:15]Nel 1908 Saba pubblica a Firenze il suo primo libro di poesie.

[22:25]Nel 1912, si trasferisce con Lina a Bologna, dove spera di farsi conoscere. Di nuovo ero con lei, quando a Bologna, per quelle anguste rosse vie a me care, la serena cantai disperazione. Nel 1912, noi lo troviamo a Bologna e proprio perché lì pensava di poter trovare un ambiente culturale capace di lanciarlo nel mondo culturale italiano. Del periodo bolognese esiste il diario di un suo amico e sodale che lavorava al Resto del Carlino, una rivista presso cui lui pubblicò alcune cose e che sperava potesse essere il tramite di un lancio nel mondo nazionale e internazionale della poesia. I Triestini si affacciavano in quel mondo culturale che era per eccellenza il loro mondo culturale di riferimento, dando l'impressione di provinciali che si erano aggiunti all'ultimo momento al tavolo della grande cultura. E ci venivano con degli strumenti molto arretrati, però avendo dentro dei germi di novità che in un primo momento non vennero colti e che rende la loro letteratura, se vogliamo dirlo, nello stesso tempo passatista e rivoluzionaria. D'altronde non dimentichiamo che uno dei dei grandi autori europei che a Trieste ha un eco particolare, tanto che a lui Slata per dedica la prima monografia è Ibsen. E Ibsen in una famosa poesia dice fare letteratura è fare un processo a se stessi. Mentre, invece, la poesia contemporanea, la poesia vociana di quel tempo, era una poesia che tendeva a distruggere assolutamente l'io poetico. Quindi la letteratura come un momento di riflessione su di sé e sul mondo, dove gli elementi formali che in quel momento parlo del primo '900, ma fino agli anni '30 avevano come portabandiera l'estetismo d'Annunziano, vengono messi da parte per cercare invece di fare, appunto, della scrittura, voi prosa, voi poesia, uno scandaglio nella realtà dell'essere. Nel 1914, ritroviamo Saba a Milano, dove prova a gestire il caffè di un teatro. Ma ben altri avvenimenti si preparano a rompere nella sua vita, sconvolgendo la Trieste che aveva conosciuto. Anche se in qualche modo sopravvissuta ai caffè storici come il San Marco. Emblema di un mondo raffinato e colto. L'unico luogo d'Italia, forse, dove un Joyce, Novello Ulisse, avrebbe potuto trovare la sua Itaca. Atmosfera a cui Saba però preferisce ambienti dove davanti a un biliardo, più che di letteratura, si parla alla buona. Italiani, slavi e quant'altro. O piuttosto l'ambiente dei cinema. Tornato a Trieste, infatti, è in cerca di occupazione. Per qualche tempo Saba fa il direttore di una sala cinematografica, dove oggi è un grande magazzino. Proprio di fronte alla sua statua in centro.

[24:59]Amo la folla domenicale, dice in una poesia dove si parla del cinema. E infatti, appunto, Saba è fortemente legato al fenomeno cinema, anche perché ci lavora direttamente, perché il cognato era proprietario di un cinema e Saba scriveva anche delle composizioni in versi che dovevano servire a reclamizzare i film che venivano prodotti in questo cinema. Recentemente una di queste composizioni è affiorata, ma possediamo anche un bellissimo, una bellissima poesia che poi non è stata pubblicata nel Canzoniere che è intitolata La Febbre dell'Oro e che è dedicata a Ceplin.

[52:31]Verrebbe il sonno come l'altre notti. Si insinua già tra i miei pensieri. Allora, come una lavandaia un panno, torce la nuova angoscia il mio cuore. Vorrei gridare, ma non posso. La tortura che si soffre una volta soffro muto.

[52:57]Ahi, quello che ho perduto so io solo.

[53:49]TV2000 DUEA FILM 2010.

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