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✅ ITALO SVEVO vita, opere, pensiero, poetica (riassunto x le superiori)

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[0:00]Ciao ragazzi, in questo video facciamo un bello riassuntone il più semplice possibile su Italo Svevo con tutte le cose più importanti da sapere. Infatti, non solo è molto richiesto alla maturità, ma questo è anche un autore che ci dà diversi spunti di riflessione sempre attuali e anche molto stimolanti e interessanti. Iniziamo dalla vita. Nasce a Trieste nel 1861 e, come vediamo dalla cartina, all'epoca Trieste faceva parte dell'immenso impero austroungarico. Era una città mitteleuropea, proprio al centro di queste varie culture, da una parte quella austriaca, tedesca, dall'altra quella italiana, ma anche slava, quindi proprio a Trieste, che era anche un importante porto commerciale, si incontravano diverse culture e questa cosa è importante da ricordare. Il suo vero nome era Hector Schmitz, ma sceglierà lo pseudonimo di Italo Svevo, proprio come omaggio a questa sua doppia cultura, da una parte italiana, dall'altra tedesca. E anche per quanto riguarda i genitori, il padre aveva origini tedesche, la madre invece italiane ed era una famiglia benestante, ebrea. Per volere del padre, il giovane Svevo compì degli studi commerciali tra Trieste e la Germania, per il padre, infatti, imparare il tedesco era fondamentale per il commercio. E vi evidenzio questa cosa che ci ritornerà utile anche dopo, e cioè che la sua prima lingua non era tanto l'italiano, ma un misto tra italiano, tedesco e dialetto triestino. Terminati gli studi, ottenne un lavoro in banca che manterrà per circa 18 anni, però questa vita, questo lavoro proprio lui non lo amava, era ripetitivo, noioso. E coltivava quasi in segreto questo interesse per la letteratura, terminato il lavoro, infatti, passava ore e ore nella biblioteca di Trieste a leggere qualunque cosa. E comincia anche a scrivere e pubblicare i suoi primi racconti sotto lo pseudonimo di Ettore Samigli. Nel 1892 e 1898, pubblica anche i suoi primi due romanzi, Una vita e Senilità. Li pubblica a sue spese sotto lo pseudonimo, appunto, di Italo Svevo, questi due romanzi, però, non avranno successo, anzi, la critica li ignorerà quasi completamente. Nel 1896 si sposa con Livia Veneziani, che è una sua cugina molto ricca, cattolica, e i due avranno insieme una figlia, Letizia. Così, a quel punto, lascia il lavoro noioso in banca ed entra come dirigente nell'azienda di vernici del suocero. Quindi adesso ha molte più responsabilità e così abbandona quasi completamente questa pericolosa e dannosa distrazione che era la letteratura. Infatti, per circa 20 anni, vedete che Svevo non pubblicherà più. In realtà, continua a scrivere alcune commedie, novelle, e nel tempo libero, adesso, studia il violino, uno strumento che ritroverete anche nella coscienza di Zeno, e inizia anche a viaggiare moltissimo per lavoro. Siamo nei primi anni del '900 e, durante questo periodo, Svevo si interessa alle teorie di Freud, che è il padre dell'inconscio, della psicanalisi. Ed è proprio la psicanalisi che incuriosisce moltissimo Svevo, apprezzata non tanto come strumento terapeutico, di cura, ma come strumento di indagine applicato alla letteratura. Questa tecnica, infatti, poteva diventare un utilissimo strumento per investigare, indagare e conoscere l'animo dei personaggi, quindi un modo per conoscere meglio sé stessi, ma non per curarsi, come invece lo intendeva Freud. Sempre a Trieste, entra in contatto e conosce diversi allievi di Freud, tra cui lo psicoanalista Edoardo Weiss. Il secondo incontro, molto importante, che gli cambierà la vita, è quello con il famoso scrittore irlandese James Joyce, un incontro praticamente nato dalla fortuna, dal caso. All'epoca, infatti, Svevo vuole imparare meglio l'inglese, gli servirà per il lavoro, così si iscrive a un corso di inglese e, come maestro, chi gli capita, un certo James Joyce, un giovane insegnante di soli 24 anni, che al momento è sconosciuto, ma che poi diventerà famosissimo in tutto il mondo. E Joyce, quando legge i primi romanzi di Svevo, lo stimola, lo incita a riprendere la scrittura, a scrivere di nuovo. Cosa che, effettivamente, farà durante la Prima Guerra Mondiale, anche perché la sua azienda verrà chiusa. Nel 1923, quindi, pubblica il suo capolavoro, La coscienza di Zeno, ma ancora una volta la critica lo ignora. Però stavolta Svevo manda questo romanzo a Joyce, in Francia, e Joyce, che nel frattempo è diventato uno scrittore affermato, lo fa leggere ai suoi amici critici in Francia, che lo apprezzano moltissimo. Quindi, La coscienza di Zeno ottiene subito molto successo in Francia e da qui anche in Italia, a farlo conoscere in Italia per primo sarà Eugenio Montale, che lo apprezzerà moltissimo. Finalmente Svevo ottiene quel successo che sperava e che meritava, tuttavia, proprio sul più bello, morì a Treviso nel 1928 in seguito alle conseguenze di un incidente d'auto, aveva soltanto 67 anni. Cominciamo a vedere queste opere, iniziando proprio da una vita e Senilità, qui vi lascio un breve riassunto di entrambi i romanzi. Una vita del 1892 è il primo romanzo pubblicato da Svevo. Il titolo originale doveva essere Un Inetto, ma verrà cambiato su richiesta dell'editore. Il protagonista è Alfonso Nitti, un giovane con la passione per la letteratura e con grandi aspirazioni, si è trasferito dalla campagna a Trieste, dove lavora in banca, però è abbastanza insoddisfatto, perché è un lavoro quasi alienante. Conosce la figlia del suo capo, Annetta Maller, anche lei con la passione per la letteratura, una sera riesce anche a sedurla. Sposandola, Alfonso avrebbe finalmente quella vita agiata, benestante che vorrebbe, tuttavia, emerge il carattere dell'inetto. Infatti, Alfonso ha paura e, indeciso, rimanda e alla fine segue il consiglio di Annetta, cioè di aspettare, così torna al paese nativo, dove scopre che la madre è malata. Alfonso, quindi, non è stato capace di prendere una decisione, ma lascia che gli altri decidano per lui. Passa diverso tempo, muore la madre e così Alfonso, quando torna a Trieste, è passato, oramai, troppo tempo e scopre che Annetta è promessa sposa di Macario, un giovane brillante avvocato che rappresenta, invece, il vincente. Solo a quel punto, Alfonso è roso dalla gelosia e vorrebbe riconquistarla, però le cose gli vanno male anche al lavoro, infatti, viene declassato a un lavoro meno importante. Così, decide di scrivere una lettera ad Annetta per discutere di questo declassamento, le dà appuntamento, però al posto di Annetta va il fratello che lo sfida a duello. Ancora una volta Alfonso non sa che cosa fare, se si presentasse perderebbe di sicuro, se non si presentasse, invece, sarebbe disonorato, un vigliacco. E così, dopo tanto pensare e ripensare, arriva alla conclusione di essere inadatto alla vita e decide di suicidarsi, pensando di fare così un atto coraggioso, onorevole, ma così non è. Per cui, quella che era l'unica sua vera decisione presa nel romanzo, si rivelerà la decisione sbagliata e al suo funerale, addirittura, non si presenta nessuno della famiglia Maller. Questo è anche il primo romanzo con al centro il tema dell'inettitudine, però su questo argomento ci ritorneremo meglio dopo. Passiamo a Senilità. Anche questo romanzo fu pubblicato a spese dell'autore, però, come il precedente, fu un flop totale, tra l'indifferenza generale della critica. Il protagonista è Emilio Brentani, che ha circa 35 anni ed è conosciuto a Trieste per aver scritto un romanzo. Attualmente, però, ha un modesto lavoro come impiegato assicurativo e conduce una vita grigia e monotona. Convive con la sorella Amalia che lo accudisce. Emilio si innamora di Angiolina, che ha una cattiva fama di essere una donna facile. Il quarto personaggio chiave è Stefano Balli, amico di Emilio, di professione scultore, anche se non è molto bravo, ma compensa con le donne, infatti, è un vero e proprio sciupa femmine. E Stefano esorta Emilio soltanto a divertirsi con Angiolina, vista la sua pessima fama, però Emilio è sinceramente innamorato e arriva anche a trascurare gli amici e la sorella per frequentare Angiolina. Stefano inizia a frequentare un po' di più casa Brentani e Amalia, la sorella di Emilio, se ne innamora, e così farà anche la stessa Angiolina. Emilio scopre l'amore segreto della sorella per l'amico e così lo allontana. Amalia, però, ne soffrirà moltissimo e inizia così a stordirsi, a drogarsi con l'etere, e finirà per ammalarsi e, alla fine, anche per morire di polmonite. Emilio smette anche di frequentare Angiolina pur continuando ad amarla e scoprirà, anzi, che è fuggita via con un cassiere della banca. E a questo punto accade qualcosa in Emilio che si ritira sempre più in una sorta di guscio protettivo, lontano dall'amore, dal mondo, dalla lotta per la vita, è come se si spegnesse qualcosa in lui, come se rinunciasse a quelle pulsioni vitali.

[9:25]A solo 40 anni, ma vive già come un vecchio e, da qui, appunto, il titolo Senilità. Senile, infatti, ha a che fare con la vecchiaia. Nel finale, Emilio immagina anche le due donne fuse insieme, con la bellezza di Angiolina, ma con il carattere materno e protettivo della sorella Amalia. La coscienza di Zeno, invece, è il terzo romanzo di Svevo ed è sicuramente il suo capolavoro, si tratta di un libro sempre molto consigliato anche in vista dell'esame. E proprio perché è importante, quindi, vi lascio in descrizione il link con il riassunto completo e dettagliato della trama con diversi spezzoni tratti dal libro e anche diverse scene tratte dal film, ma anche l'analisi completa con diversi spunti e spiegazioni tratte dalla psicanalisi. Il video è un pochino lungo, però, secondo me, ne vale veramente la pena. Comunque, vediamo brevemente di che cosa parla. Il protagonista è un certo Zeno Cosini, un signore abbastanza anziano di circa 57 anni, benestante, che vive a Trieste e che aveva deciso di iniziare una terapia psicanalitica presso un certo dottor S. Zeno non sa dire, precisamente, di che cosa è malato, l'unica cosa che sa è di essere malato, infatti, soffre un po' di tutto, da dolori fisici a una certa debolezza di carattere e anche molto dipendente dal vizio del fumo, da cui, proprio non riesce a liberarsi, promettendo ogni volta di fumare l'ultima sigaretta, promessa che, ovviamente, non riesce a mantenere.

[12:04]E vediamo anche questa sua debolezza di carattere dai continui cambiamenti di facoltà. Infatti, fin da giovane, passava da chimica a giurisprudenza e viceversa, con molta facilità. E anche nel capitolo della morte del padre, vediamo questa sua incapacità nel gestire l'azienda di famiglia. Tant'è che il padre l'ha affidata a un amministratore esterno, non avendo fiducia nel figlio. Il rapporto con il padre è molto conflittuale, fatto di silenzi, di incomprensioni. E significativa è la scena della morte del padre, in cui, gravemente ammalato, proprio in punto di morte, dà uno schiaffo al figlio e Zeno, a quel punto, non sa come interpretarlo, se fatto intenzionalmente, oppure no. Nel quinto capitolo ci narra le vicende che lo hanno condotto al matrimonio. Infatti, era innamorato di Ada, ma finirà per sposare Augusta, la più bruttina delle sorelle Malfenti, Augusta, che, però, si rivelerà la donna ideale, materna e in salute. Parallelamente, però, si fa anche l'amante, una certa Carla Greco, che, però, alla fine lo lascia. Ada, sposerà, invece, un certo Guido Speier, un uomo molto più affascinante, brillante e sicuro di sé. E Zeno, a un certo punto, ci diventa anche amico e, insieme, portano avanti un'impresa commerciale che, però, si rivelerà una vera e propria catastrofe. Così, Guido, per risollevare un po' gli affari dell'azienda, simula il suicidio, sperando di ottenere dei prestiti dalla famiglia della moglie. Però, per errore, sbaglia la dose di veleno e muore veramente. E curioso è anche quello che succede al suo funerale, perché Zeno arriva in ritardo, infatti, aveva sbagliato corteo funebre, questo, in psicanalisi, è un atto mancato che rivela i suoi veri sentimenti verso Guido, che erano sentimenti di odio, di rivalsa, perché Guido era tutto quello che Zeno non è, un vincente, un lottatore, un osservatore. Fino a un certo punto, Zeno, quindi, è un inetto, un perdente, uno sconfitto dalla vita, che si lascia trascinare dagli eventi, non è capace di prendere in mano la sua vita, di prendere delle decisioni e di portarle a compimento. Quindi, è un inetto, esattamente come gli altri personaggi dei precedenti romanzi, come Alfonso o Emilio. Nell'ultimo capitolo, invece, la situazione si ribalta completamente, arriva la Prima Guerra Mondiale, Zeno riesce, incredibilmente, ad avere anche un certo successo economico, inoltre, si è sposato, ha avuto due figli, il suo amico rivale è morto. Quindi, alla fine, Zeno si dichiara completamente sano, che la psicanalisi, come terapia, non serve, praticamente, a nulla, non gli ha portato nessun beneficio e, forse, in fondo, in fondo è sempre stato sano, solo che solamente adesso se ne rende conto e che, forse, la vera malattia è la vita stessa, inquinata nelle radici, da cui, praticamente, è impossibile guarire, è soltanto una catastrofe totale, potrà guarire l'umanità. Quindi, il tema principale dei suoi romanzi è l'inettitudine, questa è la parola chiave per quanto riguarda Svevo, importantissima da sapere. L'inettitudine è quell'incapacità a vivere, l'essere inadatto alla vita, alla lotta per l'esistenza. L'inetto, quindi, è una persona debole di carattere, incapace di adattarsi alla società borghese, ai suoi valori, allo stile di vita, non è capace di prendere decisioni e di portarle a termine. L'abbiamo visto, ad esempio, in Alfonso, ma anche in Emilio e nello stesso Zeno, sono personaggi che non vivono, ma si lasciano vivere, non prendono decisioni, ma le lasciano prendere agli altri, hanno rinunciato alla lotta e subiscono la realtà, sicuramente non cercano di dominarla, come, ad esempio, faceva il superuomo di D'Annunzio. Quindi, l'inetto è una sorta di antieroe, per giunta malato. Però, ragazzi, c'è una cosa da notare, molto importante, e cioè che nei primi due romanzi l'inetto è un perdente, uno sconfitto dalla vita. Abbiamo visto che Alfonso si suicida, mentre Emilio, addirittura, a 40 anni, già vive come un vecchio, contemplando la vita, ma non vivendola più. La situazione, invece, si ribalta completamente nella coscienza di Zeno, dove qui il protagonista, nonostante tutte le sue incapacità, debolezze e mancanze, ha la sua rivincita. Infatti, riesce a sposarsi, ad avere due figli, ad avere un certo successo economico e, alla fine, addirittura, si dichiara completamente sano. È come se l'inetto diventasse più sano dei cosiddetti sani, per la società, per gli altri, è lui il malato, proprio perché non è capace di adattarsi a questi meccanismi, a questi valori borghesi, alla lotta per la vita. L'inetto, invece, è consapevole delle sue debolezze e, proprio per questo, si apre al cambiamento, è un essere in divenire, ma soprattutto, riesce ad osservare da fuori tutti quegli aspetti negativi, contraddittori dei cosiddetti sani. Potremmo quasi dire che la malattia permette di svelare la presunta salute dei sani. Comunque, su questo concetto ci ritorneremo meglio dopo. Notiamo anche che nei tre romanzi, all'opposto dell'inetto, c'è sempre un amico rivale, che, invece, è il vincente. Abbiamo visto, per esempio, in una vita, Macario vince su Alfonso, Stefano vince su Emilio, in Senilità. Un caso a parte, invece, la coscienza di Zeno, dove, però, anche Guido rappresentava, almeno inizialmente, questo carattere vincente, brillante. Altra cosa curiosa, sicuramente meno importante, è che i nomi femminili iniziano sempre per A, Annetta, Angiolina, ma anche Ada, Augusta e così via. Per quanto riguarda lo stile di Svevo, la parola chiave qui è, sicuramente, l'ironia e l'autoironia dei personaggi e lo vediamo, soprattutto, nella coscienza di Zeno, dove il protagonista si racconta, spesso, in modo autoironico, distaccato, apparendo anche un po' grottesco. Altra cosa da ricordare è che la narrazione, spesso, è fatta in prima persona, però il narratore, che è anche il protagonista della storia, è un narratore inattendibile, lo vediamo soprattutto nella coscienza di Zeno, dove il protagonista mente, mente anche a sé stesso e cerca, continuamente, di giustificarsi. Infine, per quanto riguarda il linguaggio, si tratta di un italiano abbastanza semplice, sicuramente non proprio letterario, sembra, invece, quasi tradotto dal tedesco e contiene anche diversi errori grammaticali e di sintassi. Qui, per esempio, vi lascio alcuni esempi con l'uso scorretto della preposizione di, per esempio, come sarebbe bene se riuscissimo di tenerlo a letto, e questo, ragazzi, si spiega, semplicemente, perché Zeno era di Trieste, la sua prima lingua era il tedesco, mentre l'italiano lo aveva praticamente imparato leggendo i libri. E aggiungiamo anche che Svevo non era un intellettuale, un letterato professionista, ma un borghese con la passione per la scrittura. Tra l'altro, era anche molto lontano dalle tendenze che, all'epoca, dominavano la cultura italiana, vedi, ad esempio, D'Annunzio e Pascoli. Svevo, invece, era molto più aperto alle esperienze provenienti dall'Europa, soprattutto per quanto riguarda la letteratura tedesca, ma anche francese e, inoltre, fu molto influenzato dalla filosofia di Freud, Nietzsche, Schopenhauer, Marx, ma anche nel campo della scienza, da Darwin. Da tutti questi autori, anche lontani tra di loro, prese soltanto alcuni aspetti, quindi non tutto l'impianto teorico, ma, soprattutto, da questi, prese la tecnica, il metodo per investigare, indagare e conoscere la realtà. Per esempio, abbiamo visto la psicanalisi non tanto come strumento di terapia, quanto, invece, come strumento da applicare alla letteratura, come uno strumento per indagare l'animo umano, per conoscere meglio sé stessi. Da Darwin prende, soprattutto, il concetto di lotta per la sopravvivenza, della selezione naturale e dell'adattamento all'ambiente, l'inetto non lotta per l'esistenza, ma subisce gli eventi passivamente e ne resta sconfitto. E l'abbiamo visto, i vari protagonisti dei romanzi sono incapaci di adattarsi all'ambiente sociale borghese in cui vivono e, addirittura, Emilio e Alfonso non si sposeranno, non avranno figli. Il filosofo che più di tutti lo ispirò fu, sicuramente, Schopenhauer, soprattutto per quanto riguarda il concetto di lottatori e contemplatori. Per Schopenhauer, infatti, esistono due tipi di essere umani, i lottatori e i contemplatori. I lottatori sono quelli che lottano per la vita, cercano di affermare sé stessi, la propria volontà, di raggiungere il successo, mentre i contemplatori sono quelli che si ritirano da questa lotta, più che vivere si guardano vivere, non hanno o non sanno esprimere la loro volontà. Ecco perché si chiamano Nontas, cioè, non volontà. Quindi, sono persone che non lottano, ma si lasciano sopraffare dagli eventi. E anche questa cosa l'abbiamo visto nei tre protagonisti, Emilio, Alfonso e Zeno, non sono dei lottatori, sono dei contemplatori, non vivono, ma si lasciano vivere, non prendono decisioni, ma le lasciano agli altri e, soprattutto, non sono in grado di imporre, di esprimere la loro volontà. Tuttavia, abbiamo visto che nell'ultimo romanzo la situazione, un po', si ribalta e, quindi, per Svevo, anche i contemplatori hanno degli aspetti positivi. Ritirandosi dalla lotta, infatti, sono più in grado di osservarla dall'esterno e, quindi, di cogliere, di svelare quegli aspetti paradossali e incoerenti che i cosiddetti sani, invece, non colgono. Altro autore, molto importante, è Nietzsche, da cui Svevo prende questa pluralità, questa frammentazione dell'io, che, poi, anticipa anche Freud e anche la critica alla società borghese. Da Freud, ovviamente, prendiamo tutto quello che riguarda la coscienza, l'inconscio, ma, soprattutto, la psicanalisi come tecnica letteraria, non tanto come strumento di cura. E, a tal proposito, ragazzi, vi segnalo questa lettera scritta da Svevo a un amico ammiratore, siamo nel 1927, quindi, giusto un anno prima che Svevo morisse. E ve la segnalo perché riassume, perfettamente, tutto quello che abbiamo detto fino adesso. Questo amico vorrebbe sottoporsi a una cura psicanalitica, però Svevo gliela sconsiglia vivamente per diversi motivi. Innanzitutto, anche Freud sbaglia e non sempre riesce ad ottenere dei risultati, semmai, lui gli consiglia la scuola di Nancy, basata sull'autosuggestione, cioè, il paziente si convince di essere sano. Vediamo, poi, i riferimenti a Schopenhauer, al lottatore e al contemplatore, difendendo, come lui, il ruolo del contemplatore, ma, soprattutto, l'idea di malattia. E lui dice, ma perché vogliamo curare la nostra malattia, cioè l'inettitudine? Davvero vogliamo togliere all'umanità quello che essa ha di meglio? Noi siamo la vivente protesta contro la ridicola concezione del superuomo. Quindi, per Svevo maturo, la malattia, l'inettitudine, è vista come positiva, non più come negativa, anzi, la difende, proprio perché è questa protesta, quest'ultimo tentativo di non piegarsi alla presunta sanità dei sani. E, infine, ci aggiungiamo anche Marx, da cui riprende la critica alla società borghese, industriale e capitalista, che alienava i lavoratori, attraverso un lavoro noioso, ripetitivo e disumanizzato. Ricordate, ad esempio, il lavoro di Svevo in banca che, proprio, non amava. Bene, ragazzi, spero che anche questo video vi sia stato utile, vi abbraccio e ciao, al prossimo video.

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