Thumbnail for Purgatorio (Canto 11) Riassunto - Dante Alighieri: Divina Commedia by Letteratura Italiana - Patrick Cherif

Purgatorio (Canto 11) Riassunto - Dante Alighieri: Divina Commedia

Letteratura Italiana - Patrick Cherif

10m 28s1,270 words~7 min read
Auto-Generated

[0:00]Ciao, sono Patrick Sherif, docente universitario di letteratura italiana e oggi vediamo il riassunto del significato letterale dell'undicesimo canto del Purgatorio. Prima di continuare, se trovi difficile il Purgatorio di Dante, ti comunico che è uscito il mio libro completo di parafrasi, commento, riassunto e spiegazione di tutti i canti del Purgatorio. Si tratta di una guida chiara e schematica che ti permetterà di superare tutte le tue difficoltà legate alla Divina Commedia. Trovi il link in descrizione e nel primo commento. Sulla prima cornice Dante sente i superbi pregare. I superbi invocano Dio che sta nei cieli, non perché sia limitato ad essi, ma per il maggior amore che prova verso le opere che ha creato per prime, ovvero gli angeli. I superbi continuano dicendo che tutti devono lodare Dio e poi invocano Dio chiedendo a lui la pace di Dio. Pace che può essere ottenuta solo attraverso la grazia divina. È per questo pregano Dio affinché conceda a loro la grazia quotidiana. Poi dicono che occorre sacrificare la propria volontà a Dio, esattamente come l'hanno sacrificata gli angeli. Poi chiedono a Dio il perdono misericordioso e lo supplicano affinché glielo conceda senza guardare i loro meriti. Infine pregano Dio affinché liberi la virtù dal demonio e lo pregano affinché non la metta alla prova. I superbi sottolineano che quest'ultima preghiera non è per loro, bensì per il mondo dei vivi. Le anime pregano così camminando intorno alla cornice, sotto il peso dei macigni che trasportano. Un peso simile a quello che si prova quando si sogna. Tutte le anime camminano intorno alla cornice, angosciate e sfinite dalla fatica. Dante riflette che se i penitenti pregano in questo modo per i vivi, allora anche i vivi dovrebbero pregare per le anime dei penitenti affinché, attraverso la preghiera, venga accorciato il periodo della loro espiazione. Virgilio si rivolge alle anime dei superbi con un augurio, augurando loro che giustizia e pietà possano al più presto liberarle dal peso e permettergli così di salire al cielo. Poi chiede loro indicazioni per raggiungere la scala, dicendo che qualora esistessero più passaggi, di indicargli il passaggio meno rigido affinché anche Dante, che è dotato di un corpo, possa percorrerlo, in quanto il corpo di Dante rende difficoltosa e lenta la sua salita, nonostante Dante abbia il grande desiderio di procedere più velocemente. Un'anima risponde alla richiesta di Virgilio, ma i due poeti non capiscono da chi provenga la voce. L'anima invita i due poeti a procedere con loro verso destra lungo la parete, così che possano trovare il passaggio che può essere percorso anche da una persona viva. L'anima poi aggiunge che se non fosse schiacciata dal peso del macigno, solleverebbe volentieri lo sguardo per vedere chi è questa persona viva e se lo conosce per poi renderlo pietoso della sua condizione. Poi l'anima si presenta dicendo di essere italiana e di essere figlio di un gran toscano, Guglielmo Aldobrandesco e dice che lui è Umberto Aldobrandeschi e che la sua famiglia, col suo antico lignaggio, con le sue azioni illustri lo hanno reso superbo. Così superbo da disprezzare ogni uomo, fino a trovare la propria morte per mano dei senesi. Umberto continua dicendo che tutta la sua famiglia è colpita dalla superbia e che lui si trova in Purgatorio per scontare questo suo peccato e che resterà ad espiare questo suo peccato per tutto il tempo che piacerà a Dio, dal momento che, quand'era in vita, non si è mai preoccupato di espiare il suo peccato di superbia. Dante sta tutto chinato ad ascoltare Umberto, quando un'altra anima torce il proprio corpo sotto il peso del macigno per osservare Dante, inizia a fissarlo. Finalmente riconoscendolo e chiamandolo per nome. A questo punto Dante si volta e anch'egli riconosce a sua volta l'anima, ovvero vede che si tratta di Oderisi da Gubbio. Accertatosi dell'identità di Oderisi, Dante gli chiede se sia proprio lui, quello di Risi di cui Gubbio può farsi il vanto per la sua arte della miniatura. Oderisi allora risponde che nell'arte della miniatura adesso c'è un nome che è molto più famoso del suo e che è in grado di creare delle opere molto più leggiadre di quelle che ha creato lui. Tale nome è quello di Franco Bolognese e Oderisi ammette che adesso la gloria è tutta di Franco Bolognese. Oderisi ammette che in vita non avrebbe mai detto questo, in quanto il suo desiderio di fama gli avrebbe impedito di ammettere la sua inferiorità rispetto a un'altra persona. Ed è proprio per questa sua superbia che lui si trova in Purgatorio ed è finito in Purgatorio anche perché è riuscito a pentirsi da vivo, riuscendo così a salvare la propria anima. A questo punto Oderisi biasima la vanagloria umana. Infatti dice che la gloria umana dura ben poco a meno che non sia seguita da un periodo di decadenza. Poi fa l'esempio di Cimabue che per un periodo aveva il primato nella pittura, per poi essere oscurato da Giotto. Lo stesso accade a Guido Guinizelli, che per un periodo ha avuto il primato nella lingua, per poi essere oscurato da Guido Cavalcanti. E forse, aggiunge, è già nato colui che li oscurerà entrambi. Oderisi spiega che la gloria umana è come un soffio di vento che si sposta da una parte all'altra e cambia nome quando cambia direzione. Oderisi continua dicendo che chi muore giovane non ha fama maggiore o minore di una persona che muore da vecchio nell'arco di 1000 anni, in quanto 1000 anni rispetto all'eternità sono più brevi di uno sbattere di ciglia rispetto al movimento del cielo che ruota più lentamente. Oderisi poi indica un'anima che si trova davanti a lui dicendo che quell'anima un tempo era famosa in tutta la Toscana, mentre adesso il suo nome è a malapena ricordato a Siena. Dove fu signore al tempo della battaglia di Monti Aperti, ovvero al tempo in cui fu distrutta la rabbia fiorentina, una Firenze che allora era superba, tanto quanto adesso è mortificata. Oderisi conclude il suo discorso dicendo che la gloria umana è come il colore verde dell'erba che va e viene e appassisce alla luce del sole che l'ha fatta spuntare. Al termine del discorso di Oderisi, Dante risponde che le sue parole hanno reso il suo animo più umile e poi chiede ad Oderisi chi sia quell'anima che gli ha indicato. Allora Oderisi risponde che si tratta di Provenzan Salvani, il quale ebbe la superbia di impadronirsi di tutta Siena e che adesso, da quando è morto, cammina piegato sotto il peso del macigno che porta sulla schiena. A questo punto Dante ha un dubbio, poiché se l'anima che si è pentita in fin di vita deve trascorrere nell'antipurgatorio un periodo di tempo pari a quello in cui è vissuta, allora come mai l'anima di Provenzan Salvani si trova già nel Purgatorio e non è ancora nell'antipurgatorio? Oderisi allora spiega che Provenzan Salvani, nel periodo della sua massima potenza, per salvare un suo amico prigioniero di Carlo I d'Angiò, aveva deciso di umiliarsi pubblicamente, chiedendo l'elemosina nella piazza del Campo a Siena. Per questo suo gesto di grande umiltà, Oderisi è potuto entrare, una volta morto, direttamente in Purgatorio, senza sostare nell'antipurgatorio. Oderisi dice che a questo punto non parlerà più, sebbene sappia di aver parlato in maniera oscura. Ma dice che presto i concittadini di Dante faranno lo stesso con il poeta, così che Dante riuscirà a capire in meglio le sue parole. Con questo ho concluso, ti ricordo il mio libro sul Purgatorio in descrizione, mi trovi anche su Instagram, iscriviti al canale e in bocca al lupo.

Need another transcript?

Paste any YouTube URL to get a clean transcript in seconds.

Get a Transcript